"Lo squadrone bianco", una grande avventura nella Libia italiana

25.02.2015 10:48

Una delusione d’amore spinge un giovane ragazzo a cercare l’avventura tra le sabbie del deserto, in  un percorso che lo porterà a distaccarsi dalle comodità della vita borghese e a riscoprirsi più maturo. È questa la trama de “Lo squadrone bianco”, il film del 1936 di Augusto Genina  proiettato ieri a San Gillio, nell’ambito della rassegna “Tra Storia e Cinema”. Una pellicola molto intensa, nella quale  le qualità delle scene girate nelle dune del deserto nordafricano anticipano la spettacolarità di colossi cinematografici molto più recenti, come Lawrence d’Arabia.

Il film, vista l’epoca nella quale è stato realizzato, è certamente un buon prodotto, e a quel tempo ebbe un grande successo in tutta Europa. Era un lungometraggio con scopi nazionalistici (si era sotto il regime fascista), e fu finanziato in parte dallo Stato italiano. Tuttavia era tratto da un romanzo d’avventura francese, “L’escadron blanc” di Joseph Peyré.

La presentazione del film è stata curata dal presidente di Piemontestoria, Federico Cavallero, che ha sottolineato i punti di forza della pellicola: l’atmosfera esotica che conferisce al film una sua singolarità; la possibilità di vedere da vicino la vita di un allora avamposto italiano (un incrocio di culture che si scambiavano usanze e modi di pensare); la rappresentazione metaforica dell’eterna lotta fra un modo di vivere distratto e vacuo, e invece un approccio più consapevole e sofferto agli eventi della vita.
 

Lasciato il deserto della Libia, il prossimo film della rassegna “Tra Storia e Cinema” sarà invece la pellicola “Uomini contro” di Francesco Rosi, dedicata alla prima guerra mondiale. Il modo migliore per ricordare quel conflitto lontano, nel quale l’Italia entrò esattamente cento anni fa e dal quale il nostro paese fu trasformato.
 

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